Novità in materia di uso del contante

Pubblicato su 14 maggio 2016 · Pubblicato in Aggiornamenti fiscali

Innalzato ad 3.000,00 l’utilizzo del contante

Con la modifica dell’art. 49, comma 1, D.Lgs. n. 231/2007 è aumentato da € 1.000 a € 3.000 il limite previsto per il trasferimento di denaro contante / libretti di deposito bancari o postali al portatore / titoli al portatore in euro o in valuta estera.

In sede di approvazione è stato previsto che relativamente al servizio di rimessa di denaro ex art.

1, comma 1, lett. b), D.Lgs. n. 11/2010 (c.d. “Money transfer”) la soglia rimane pari a € 1.000.

È prevista altresì l’abrogazione delle seguenti disposizioni:

  • art. 12, comma 1.1., DL n. 201/2011 che prevede(va) l’obbligo di pagare i canoni di locazione di unità abitative in forme e modalità diverse dal contante e che assicurino la relativa tracciabilità;
  • art. 32-bis, comma 4, DL n. 133/2014 che prevede(va) l’obbligo da parte dei soggetti della filiera dell’autotrasporto di pagare il corrispettivo delle prestazioni di trasporto di merci su strada, utilizzando strumenti elettronici di pagamento, ovvero il canale bancario, e comunque ogni altro strumento idoneo a garantire la tracciabilità delle operazioni, indipendentemente dall’ammontare dell’importo dovuto.

 

L’art. 1, comma 898, Finanziaria 2016, modificando l’art. 49, comma 1, D.Lgs. n. 231/2007 ha aumentato da € 1.000 a € 3.000 il limite previsto per il trasferimento di denaro contante / libretti di deposito bancari o postali al portatore / titoli al portatore in euro o in valuta estera.

A seguito della modifica in esame dall’1.1.2016 non è più possibile effettuare pagamenti tra soggetti diversi in un’unica soluzione in contante d’importo pari o superiore a € 3.000.

La limitazione riguarda complessivamente il valore oggetto di trasferimento ed è applicabile anche alle c.d. “operazioni frazionate”, ossia a quei pagamenti inferiori al limite che appaiono artificiosamente frazionati.

Il frazionamento in più importi inferiori al limite è ammesso nel caso in cui lo stesso sia previsto dalla prassi commerciale o da accordi contrattuali.

Le situazioni “critiche” che richiedono, ai soggetti che operano nel campo fiscale – tributario ed in particolare che si occupano della tenuta di contabilità di terzi, di porre particolare attenzione possono essere individuate nelle seguenti fattispecie:

  • pagamenti di fatture (a tal fine va considerato il totale fattura – IVA compresa);
  • finanziamenti soci-società;
  • distribuzione utili ai soci.

Il MEF, GdF e UIF nel mese di novembre 2013, in vigenza del limite di € 1.000, hanno fornito alla stampa specializzata una serie di interessanti chiarimenti, di seguito riportati, in merito alle operazioni sopra accennate.

 

PAGAMENTO STIPENDI A RATE

In merito al pagamento in contanti da parte del datore di lavoro di uno stipendio pari ad € 1.500 in 3 rate a distanza di 10 giorni l’una dall’altra, il MEF ha precisato che tale comportamento non è ammissibile, ancorché le rate siano inferiori al limite fissato dalla legge, fatta salva l’ipotesi in cui dall’accordo scritto dalle parti, se conforme alla contrattazione collettiva, nazionale e integrativa di categoria, risulti che il pagamento dello stipendio in più rate rappresenti una modalità tipica di adempimento.

 

PRELEVAMENTI UTILI SOCIETÀ DI PERSONE – PAGAMENTI DIVIDENDI SOCIETÀ DI CAPITALI – FINANZIAMENTI SOCI SOCIETÀ DI PERSONE

In relazione ai seguenti 3 comportamenti:

  1. soci di società di persone che prelevano in contanti acconti di utili in rate mensili di importo inferiore ad € 1.000 (ad esempio, 12 rate da € 800 per complessivi € 19.200);
  2. corresponsione da parte di una società di capitali di dividendi in contanti in più rate (ad esempio, società con 4 soci che ha conseguito un utile pari ad € 10.800 che eroga a ciascun socio, a partire da maggio, l’importo di € 2.700 suddiviso in 3 rate mensili di € 900 cadauna);
  3. soci di società di persone che erogano ogni 10/15 giorni finanziamenti in contanti alla società (ad esempio, ciascuno dei 2 soci eroga alla società, ogni 2 mesi, 6 finanziamenti in contanti di € 800 cadauno per un importo complessivo pari ad € 9.600);

il MEF, fornendo una risposta unitaria alle predette fattispecie, ha precisato che il divieto di effettuare operazioni frazionate è finalizzato a monitorare e circoscrivere quei fenomeni di aggiramento della normativa che limita la circolazione del denaro contante.

Pertanto, l’intento elusivo va escluso e quindi il frazionamento in più importi inferiori al limite è ammesso nel caso in cui lo stesso sia previsto dalla prassi commerciale (ad esempio, contratto di

somministrazione) o da accordi contrattuali (scritti) stipulati prima dell’effettuazione dei pagamenti.

 

OPERAZIONI FRAZIONATE

Con riguardo alle operazioni frazionate, l’art. 1, comma 2, lett. m), D.Lgs. n. 231/2007 prevede un arco temporale certo (7 giorni) entro il quale un’operazione può ritenersi unica.

Tale disposizione trova applicazione anche per le operazioni in contanti?

Così, ad esempio, per il pagamento di una fattura in 5 rate è necessario, al fine di non configurare un indebito frazionamento, che fra una rata e l’altra decorrano almeno 7 giorni?

Sul punto il MEF ha precisato che, come l’accordo espresso tra le parti non è automaticamente idoneo ad escludere l’artificiosità del frazionamento, anche l’effettuazione delle transazioni finanziarie in un periodo pari o inferiore a 7 giorni non implica l’artificiosità del frazionamento.

Ciò che rileva è l’emersione di un intento elusivo, rinvenibile dal complesso della documentazione e delle informazioni rilevanti nel caso specifico.

Spetta ai soggetti destinatari degli obblighi antiriciclaggio l’onere di individuare eventuali elementi idonei a ricondurre una pluralità di operazioni ad unità.

Va infatti verificato (caso per caso) l’oggetto della prestazione al fine di accertare se i pagamenti plurimi rappresentano frazioni di unità, ancorché effettuati in un periodo superiore a 7 giorni, ovvero se rappresentano una pluralità di prestazioni.

 

VERSAMENTI / PRELEVAMENTI BANCARI OLTRE LIMITE

Merita sottolineare che, come ribadito dal MEF nella Circolare 4.11.2011, “le operazioni di prelievo

e/o di versamento di denaro contante richieste da un cliente non concretizzano automaticamente una violazione dell’articolo 49”. Di conseguenza una banca che riscontra un prelevamento o versamento in contanti pari o superiore a € 3.000 non deve inviare la comunicazione al MEF.

La comunicazione di cui al citato art. 51, “è obbligatoria solo qualora concreti elementi inducano a ritenere violata la disposizione normativa”.

In tal caso gli elementi “devono essere correttamente indicati nella comunicazione così da consentire all’Amministrazione di valutare la sussistenza dei presupposti per la contestazione della violazione dell’articolo 49, comma 1, relativamente alla movimentazione di contante”.

 

UTILIZZO DEGLI ASSEGNI

La Finanziaria 2016 non ha modificato le regole applicabili all’utilizzo degli assegni.

Come previsto dal citato art. 49, le banche e le Poste devono rilasciare i moduli di assegni muniti della clausola di non trasferibilità, la quale va apposta anche su assegni circolari e vaglia postali o cambiari. I moduli in forma libera, ossia senza la clausola di non trasferibilità, sono rilasciati soltanto:

  • a seguito di una specifica richiesta scritta presentata dal soggetto interessato alla banca ovvero alle Poste;
  • pagando € 1,50 a titolo di imposta di bollo, per ciascun modulo di assegno richiesto in forma libera ovvero per ciascun assegno circolare, vaglia postale o cambiario rilasciato in forma libera.

 Assegni e vaglia trasferibili potranno essere utilizzati esclusivamente per importi inferiori ad € 1.000.

Si evidenzia che è necessario indicare il nome o la ragione sociale del beneficiario:

  • sugli assegni bancari e postali emessi per importi pari o superiori a € 1.000 (che non possono essere privi della clausola di non trasferibilità);
  • sugli assegni circolari e vaglia postali e cambiari (a prescindere dall’importo).

Relativamente agli assegni emessi all’ordine del traente, il comma 6 del citato art. 49 dispone che gli stessi “possono essere girati unicamente per l’incasso a una banca o a Poste Italiane S.p.A.”. Sul punto il MEF nella Circolare 5.8.2010, n. 281178 ha precisato che i c.d. assegni “a me medesimo”, indipendentemente dall’importo, non possono circolare e che “l’unico utilizzo possibile è la girata per l’incasso allo stesso nome del traente/beneficiario”.

 

UTILIZZO DEI LIBRETTI DI DEPOSITO AL PORTATORE

Anche la disciplina dei libretti di deposito al portatore non è stata oggetto di modifiche da parte della Finanziaria 2016. Di conseguenza per i libretti di deposito bancari o postali al portatore:

  • il saldo non può essere, ai sensi del comma 12 del citato art. 49, pari o superiore a € 1.000;
  • in caso di trasferimento, ai sensi del comma 14 del citato art. 49, il cedente è tenuto a comunicare i dati identificativi del beneficiario, nonché la data del trasferimento alla banca o alle Poste entro 30 giorni.

Come sopra accennato, al verificarsi delle predette fattispecie, l’intermediario deve comunicare l’irregolarità non oltre 30 giorni dal momento in cui viene a conoscenza della violazione.

Nella citata Circolare 4.11.2011 il MEF ha precisato che il momento in cui l’intermediario viene a conoscenza della violazione “è individuato nell’atto di presentazione, in banca o presso Poste italiane S.p.a., del libretto al portatore”.

Di conseguenza gli intermediari non sono obbligati ad accertare l’esistenza di libretti al portatore “irregolari” tramite, ad esempio, verifiche informatiche.